Al centro della sua produzione più recente vi è l’estetica della moltiplicazione e della duplicazione dello spazio. Attraverso un’accurata rielaborazione in post-produzione digitale, Pelizza riprende e ripete i soggetti visivi fino a superare il limite del reale, costruendo veri e propri meta-spazi prospettici. Opere come “Ghost”, “Eclisse parziale” o “Cuore rosso” trasformano scorci architettonici e dettagli cromatici in ambientazioni mentali e percorsi onirici personali, in cui la fotografia perde la sua mera funzione documentale per farsi strumento di pura ricerca concettuale.
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